Abbattere le frontiere...mentali
- 13 gen 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 25 gen 2021
Chiudiamo i porti, chiudiamo le frontiere. Stiamo attenti a non chiudere le nostre menti.
Venerdì ho avuto il piacere di essere invitato ad un intervento organizzato dall'ENEA: Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile presso l'I.C. Compagni-Carducci, nel quale lavoro da ormai 4 anni con la Philosophy for Children per lo sviluppo del pensiero critico, creativo e valoriale.
Alcuni contenuti inseriti nell'intervento del Dott. Di Paoli nel contesto delle energie rinnovabili, dei nuovi mercati e frontiere del lavoro, mi sono suonate familiari: cooperazione e condivisione, individualismo e comunità, informazione, fonti e conoscenza. Temi che interessano l'adulto quanto il giovane membro della nostra società.
Penso che le nuove idee per il futuro (società, globalizzazione, risorse, lavoro, etc..) debbano farsi forti di concetti tesi allo sviluppo e all'evoluzione: per parafrasare Luca Toschi e la sua Comunicazione Generativa, i ragazzi dovranno essere capaci di effettuare un "salto di sistema" nel quale si sintetizzano nuove pratiche, nuova cultura, nuova vita.
Troppo esagerato con i termini?! Guardiamoci un po' intorno e osserviamo quanto di vecchio è rimasto in circolo nell'organismo del Mondo: quanti compromessi facciamo in cambio di un vita semplice e con pochi problemi, accettando banalità ideologiche e nuova tecnologia con vecchi utilizzi!
Siamo, per la stragrande maggioranza, analfabeti tecnologici e i giovani crescono con l'idea che le loro idee non possano trovare un terreno fertile (si cerca di chiudere le frontiere mentali e geografiche: il futuro è, al contrario, il legame con la diversità e gli investimenti nei paesi in via di sviluppo).
Ne panorama mondiale, nel quale il Sistema Capitalistico può essere condizionato positivamente o negativamente, è necessario informarsi sui processi in atto. Per conoscere, e quindi partecipare. Un ignorante vivrà la sua vita tranquilla senza mai essere preso in considerazione (ma strumentalizzato all'evenienza), un ricercatore di conoscenza ammette che l'atto di informarsi non finisce mai, ma avrà gli strumenti per dare il suo personale contributo di successo alla comunità.
Il modo in cui dirigiamo le nostre idee può mettere in scacco i processi stagnanti e creare buone iniziative: un individuo non pensi mai di essere da solo; la Rete ci ha reso più uniti che mai. Il potere è detenuto dal popolo nella misura in cui è ATTIVO nella rete della società vissuta, evitando quelle che Gustave le Bon e Freud consideravano 'derive da gregge'.
Su cosa punteranno i nemici della ricerca e della conoscenza?
Sulla fatica e sulla preziosità del nostro piccolo, bellissimo 'praticello'. Parliamoci chiaro, informarsi costa fatica tanto quanto l'impegno di ascoltare davvero l'opinione degli altri: la cultura è mischiata indiscriminatamente con la spazzatura senza che venga fatta la raccolta differenziata! Dobbiamo cercare, ri-cercare e stabilire i limiti di ciò che sono le buone ragioni sulle quali poter riflettere.
Ma perché dobbiamo farlo?
Che me ne frega...
Io sto bene così, non voglio problemi.
Se la sbrigheranno loro...
E comunque è sempre colpa loro! O di quegli altri...
Sbagliato. Se la nostra comunità sta male e abbassa il proprio livello di capacità critica è perché noi (me, te, egli, noi, voi, essi) non siamo capaci di aprirci ad una complessità maggiore; non siamo capacità di accettare una ridistribuzione delle informazioni, della riflessione e delle risorse. I primi colpevoli di questa 'guerra tra poveri' che si instaura immancabilmente, sono coloro che la combattono.
E allora combattiamo la fatica. Abbattiamo il 'chissenefrega'.





















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